martedì 30 agosto 2011

Eserciti medievali: milizie

Sempre a proposito di medio evo, ecco un'altra incarnazione per il già menzionato set Strelets della fanteria degli ordini cavallereschi.
In questo caso, milizia cittadina forlivese per il XII-XIII secolo.



Non sono certo dell'accuratezza delle insegne, so per certo che in epoca comunale la croce bianca in campo rosso era l'emblema di Forlì (in quanto città ghibellina), ma l'aquila nera in campo giallo è una supposizione.
L'imperatore Federico II concesse infatti alla città di Forlì il diritto di fregiarsi con l'aquila imperiale, ma se questo emblema fosse portato o meno sugli scudi non mi è dato saperlo.

Di seguito un paio di foto della milizia contadina, un mix di figure Zvezda e Airfix. Entrambi set interessanti, decisamente indispensabili per chiunque volesse trattare l'epoca medievale.




Today we have another possible use of Strelets' military orders foot soldiers.
The first two photos are about the militia of my hometown, Forlì. The white cross on red field was the town's flag, given to Forlì at the time of the crusades and which marked its allegiance with the ghibelline side. In fact, many ghibelline towns had a white cross on red field, while their rivals from the guelf side used a red cross on white field.
The shields with a black eagle on yellow field are just a hypotesis. Forlì, thanks to her victories against the nemeies of the Empire, received  from the Emperor Frederick II the honor of displaying the imperial eagle. While this device was used on flags (and still is the town's official seal), I really don't know if it was also displayed on shields.


The third and fourth pictures are of my peasant militia (or maybe, revolting peasants). Figures by Zvezda and Airfix. I like very much those two sets, they're very nice. Matter of fact, they're essential if you are to build any medieval army.

lunedì 29 agosto 2011

Eserciti medievali: esercito "saraceno" XII secolo

Negli ultimi mesi con il mio gruppo di wargame abbiamo adottato un nuovo regolamento (sviluppato da noi stessi) per ricreare le battaglie dell'età antica, con una variante per il periodo medievale.
Per venire incontro alle necessità di gioco, ho approntato un buon numero di unità, e al momento ho diversi eserciti completi.
Tra quelli che hanno ricevuto maggiori attenzioni è un esercito islamico per l'epoca delle crociate. Non è facile trovare miniature adatte allo scopo, per cui l'armata ha un aspetto piuttosto generico e non del tutto corretto sul piano storico. 
Ho provato a fare un po' di esperimenti con la fotocamera, per cui le foto sono un po' strane... meglio che niente però.



Sopra la fanteria di linea, ho usato la fanteria almoravide della Hat.
 Fanteria leggera / schermagliatori. Anche questi provengono dalla scatola della fanteria almoravide della Hat
 Arcieri. Anche questi sono almoravidi Hat.
 Arcieri a cavallo. La scatola è la cavalleria turca selgiuchide della Strelets.
 Cavalleria pesante. Anch'essi provengono dritti dritti dalla cavalleria turca Strelets.
 "Cammellisti", nei wargames li usiamo come fanteria trasportata a dorso di cammello. I quadrupedi sono della Italeri, provenienti dalla scatola dei saraceni. I fanti sono anch'essi almoravidi Hat.
Fanteria pesante. Fanteria degli ordini cavallereschi Strelets ridipinta per avere un aspetto più "mediorienale".

Le unità non si limitano a queste, in realtà ne ho realizzate molte altre ma non ho ancora fatto le foto a tutte.
Ad esempio ho usato anche i cavalieri e i fanti presenti nella scatola dei saraceni Italeri, oltre che molti altre figure provenienti dalle scatole suddette.

Una considerazione sulle figure usate.

Gli almoravidi Hat sono delle figure interessanti, si prestano a ricoprire diversi ruoli. Inoltre nella scatola sono presenti figure armate ed equipaggiate in maniere differenti, e quindi è possibile realizzare diversi tipi differenti di unità.
Molti si sono lamentati della plastica gommosa usata dalla Hat recentemente. Personalmente trovo che essa ha pregi e difetti, e ne sono relativamente soddisfatto: prima di tutto tiene benissimo il colore, e questo è un pregio non da poco. Essendo morbida resiste senza problemi agli urti e alle cadute; certamente è più difficile eliminare le sbavature di plastica, ma un taglierino molto affilato senza dubbio facilita il compito.

La cavalleria turca Strelets è una scatole interessante. Presenta figure equipaggiate e vestite con stili differenti, questo in un diorama potrebbe essere uno svantaggio, ma è un vantaggio per i wargames. Lo stile tozzo tipico delle figure Strelets a molti non piace; nemmeno a me piaceva all'inizio, ma col tempo ho iniziato ad apprezzarlo, soprattutto perchè contribuisce molto al colpo d'occhio sul campo di battaglia. Accanto alle figure Italeri, molto più snelle, gli Strelets hanno un'aria più agguerrita e soprattutto sembrano davvero equipaggiati di armatura, mentre gli Italeri hanno l'aria di indossare pigiami.

La fanteria degli ordini militari Strelets è una scatola molto interessante. Rappresentando in realtà della generica fanteria pesante, può essere usata per rappresentare molti tipi diversi di unità, dalle milizie comunali alle truppe egiziane. Una scatola essenziale per qualsiasi esercito medievale del XII - XIII secolo.

I saraceni Italeri sono un mix piuttosto strano. Ammetto di non essere tra i massimi esperti del periodo, ma l'impressione è che i soldatini rappresentino più l'immagine cinematografica e letteraria dei saraceni, piuttosto che la realtà storica. In primo luogo, le lance dalla lama seghettata... Onestamente non ne ho mai sentito parlare prima.
Aldilà di tutto questo, le figure sono belle e ben realizzate, ed era un peccato non utilizzarle. Sfruttando l'aspetto "turco" di molti soldati, li ho impiegati come guerrieri turchi appiedati. Ho lasciato da parte i cammelli, che a quanto pare non venivano mai impiegati in combattimento, e li ho usati per rappresentare unità di fanteria trasportata a dorso di cammello. Eliminati i cammelli, mi sono ritrovato con un buon numero di cavalieri senza monta: rubando cavalli qua e là da altri set ho provveduto anche ad essi.



Lately I played together with my fellow wargamers a new set of rules we developed by ourselves. 
So I needed to build several armies, and one of them is a "saracen" army for the crusades age.
It's quite difficult to find adequate sets, so the army came out with a generic look, which after all it's not that bad.
The units on the above pictures are in order: line infantry, from Hat's almoravid infantry; archers, from the same set; skirmishers / light infantry, again from the same set; horse archers, from Strelets' seljukes turks; heavy cavalry, them too from Strelets' turks; camel infantry, men from Hat's almoravids and camels from Italeri's saracens; heavy infantry, painting conversion of Strelets' military orders infantry.

An afterthought about all those sets.

Hat's almoravid infantry is a nice set, maybe not too detailed but very useful. The plastic is almost rubber, so it's difficult to clean the flash, but it holds paint very well; pros and cons, maybe more pros.

Strelets seljukes turks are also nice and useful; many don't like Strelets style, I didn't like it too but now I do. On the battlefield they look great, the notorious "chunky style" means they take better the part of armoured blood-thirsty warriors, while Italeri slim guys looks like they just came back from a pijama party. Also heavy detail means they're easier to paint, while Italeri's nice and fine details sometimes disappear under the paint.

Strelets military order warriors are one of the best sets ever. Not too refined, but possibly the only set about heavy infantry  for the XII-XIII centuries (I know there's also Hat's el cid infantry, but I didn't find them in Italy yet). Also very useful for painting conversions.

Italeri saracens are nice and well detailed, but I fear they bear little resemblance to they real life counterparts. They look more like the saracens from books and movies that anything else. Moreover, some soldiers are supposed to ride camels to battle, a thing that didn't happen. So I provided other horses for the riders, and gave the beasts to the infantry. Many foot soldiers in this set have an intersting turkish look, so they were pressed into service as dismounted turks.

More pictures to come... 

lunedì 22 agosto 2011

Panzer 38(t) (Attack)

Negli ultimi giorni mi sono dedicato troppo a fondo ad argomenti seri, per cui niente di meglio che riesumare qualche vecchia foto dei modelli realizzati negli anni scorsi.


Questo è il Panzer 38(t) della Attack (non ricordo quale versione specifica però). Non so perchè, ma ho una certa simpatia per i kit di questa marca. Forse non sono così rifiniti o dettagliati come altri modelli, forse è quell'aspetto un po' casareccio che attira simpatia. E d'altro canto raffigurano soggetti difficilmente reperibili.


Ecco che aspetto avrebbe un 38(t) se i carri armati potessero andare in Paradiso. Scherzi a parte, questo piccolo carro cecoslovacco ha sempre attirato la mia attenzione, un po' per l'aspetto squadrato, un po' per le dimensioni ridotte, e un po' forse anche per la sua storia particolare.

Un punto di forza di questo kit sono le decal, che permettono di raffigurare un notevole numero di esemplari diversi (i numeri sui lati della torretta sono componibili, e inoltre sono inclusi anche i simboli di diverse divisioni panzer).


Lately I spent too much time doing serious things, so nothing better than digging out for old photos of those kits I built last years. This one is Attack's Pz 38(t), a nice kit for a nice tank. In fact this czech tank is one of my favourites ever. So small, so square... really cute. And also with an interesting story.
Don't recall the exact version, but I recall the kit included a decal sheet with lots of numbers and panzer-division markings, so you have wide choice of which tank to represent.
Attack kits themselves are not so refined, but I like them, even if I can't tell why. Maybe because their home-made feeling, or because they produce rare to find models. Who knows....

Un'opinione personale sulla crisi (parte 3)

Come già detto, sono convinto che l'attuale crisi sia volutamente provocata dal mondo della grande finanza (banche in testa) per smantellare una volta per tutte il sistema degli stati-nazione.
Il mondo sta attraversando una fase di globalizzazione, nella quale le economie si fanno "liquide" e si allarga il divario tra economia reale e finanza, al punto che le due sono diventate nettamente distinte. Le regole della finanza non sono più quelle dell'economia.
Il denaro, complice anche l'introduzione dell'euro, non è più legato ad un paese o all'altro, ma ha assunto una sua dimensione autonoma. Il controllo della finanza è nelle mani di banche transnazionali, soggetti per cui il concetto di nazione (così come il concetto di diritti umani) ha perso ogni valore e significato. Esiste solo il denaro, assurto a nuova divinità, e per accumulare denaro si ricorre ad ogni tipo di azione, senza pensare alle possibili conseguenze sulla vita delle altre persone.
Chi, ad esempio, ha pensato che l'ascesa di Mario Draghi ai vertici della BCE potesse essere una buona notizia, sarà duramente smentito. Draghi non difenderà gli interessi dell'Italia solo perchè in Italia è vissuto e l'italiano è la sua lingua. Draghi è ormai al servizio del denaro, e per servirlo non si fermerà di certo di fronte ai vincoli di nazionalità. Casomai le sue origini italiane gli permetteranno di aggirare meglio le difese del popolo italiano contro i tentativi di dominazione assoluta della BCE.

Da ricordare che la BCE (Banca Centrale Europea) benchè si ponga come organo pubblico, è in realtà un ente privato, in quanto composta da partecipazioni delle banche centrali dei singoli stati europei, le quali a loro volta sono isituzioni private con solo una trascurabile partecipazione di quote pubbliche (la Banca d'Italia ad esempio è al 95% circa in mano agli isituti bancari privati).
Se si aggiunge a questo il fatto che la guida della UE non è elettiva, ma, Parlamento Europeo escluso, viene scelta tramite nomine a vario titolo, si comprende come l'Unione Europea sia ben poco democratica al suo interno, e le sue decisioni vengano prese senza che la popolazione abbia la possibilità di dire la propria opinione o di opporsi in alcun modo.

A questo punto, cosa si può fare per salvare l'Italia (e l'Europa, e ogni altro paese coinvolto in questa fase critica) dall'aggressione della grande finanza e dalla recessione?

1) Eliminare la grande evasione fiscale. L'argomento è spinoso, ed è sempre stato affrontato, a mio avviso, in maniera patetica.
Prima di tutto occorre fare un distinguo tra chi evade per ricavare profitti, e chi evade  per non fallire.
Occorrerebbe stanare i cosiddetti falsi invalidi (coloro che fingono handicap per poter ricevere pensioni), tenendo però conto che alcuni ricorrono a questi escamotage perchè non riescono a trovare un lavoro onesto.
Similmente vi sono moltissime imprese che evadono, tra esse alcune lo fanno per ottenere ricavi da capogiro, altre invece perchè non hanno altra maniera per evitare il fallimento.
Occorre essere spietati con chi evade per guadagnare di più, ma allo stesso tempo comprensivi con chi (sia chiaro, una minoranza) ha scelto l'illegalità per disperazione.
Le mosse del governo in tema di evasione fiscale sono state disgustosamente inefficaci: lo scudo fiscale è stato nient'altro che un regalo alla malavità (certo solo uno dei tanti di un governo che sembra andare a braccetto con mafie e malaffari di ogni sorta), e il caso Valentino Rossi un'umiliazione per lo Stato e per i cittadini onesti.
Condoni e sconti sono assolutamente da evitare, sia perchè costituiscono una perdita netta per le casse statali, sia perchè minano la credibilità delle istituzioni, sia perchè sono palesemente ingiusti.
Nei casi di evasione come risposta a difficoltà reali, si può pensare a  dilazionare il rimborso dovuto allo Stato, ma senza ricadere in condoni o mezzucci simili.

 2) Razionalizzare la spesa pubblica. In primo luogo, la riduzione dei compensi ai politici è moralmente necessaria, non è possibile che in un paese "democratico" la casta dirigente mantenga privilegi così gravosi e di stampo disgustosamente feudale.
A mio avviso una cifra lorda di 4.000 - 5.000 € al mese è più che sufficiente per garantire una vita più che dignitosa, per cui i compensi ai politici dovrebbero attestarsi attorno a questa cifra. Inoltre dovrebbero essere tagliate tutte le spese morte come auto blu, voli di stato, sconti e riduzioni varie. Con 5.000 € al mese ci si può permettere di tutto, senza dover chiedere l'elemosina allo stato. Inoltre ogni eletto dovrebbe essere messo nell'impossibilità di ricoprire più di un incarico, e dovrebbe essere obbligatoriamente messo in aspettativa da ogni suo lavoro extra-politico. Non è possibile che un funzionario dello Stato abbia altri incarichi al di fuori della sua carica politica, poichè costituirebbero un conflitto di interessi. Parimenti dovrebbe essere trovato un modo o per escludere gli imprenditori dall'attività politica (sempre per il conflitto di interessi, ma sarebbe una mossa forse troppo aggressiva), o meglio per sottoporre le loro proprietà ad un controllo del tipo "blind trust".
Nel contesto della razionalizzazione, bisognerebbe cercare di migliorare la "produttività" dei dipendenti pubblici, ad esempio evitando doppi incarichi e doppi stipendi, ma senza ricorrere a licenziamenti di massa che possono avere gravi ripercussioni sull'economia. Per assurdo, da un punto di vista economico è meglio avere un "parassita" in più a carico dello stato, che un discoccupato di più. Perlomeno il parassita ha uno stipendio e partecipa all'economia, il disoccupato invece è un peso morto sotto tutti gli aspetti. La cosa migliore sarebbe ridurre sia la disoccupazione sia il "parassitismo", ad esempio introducendo incentivi e disincentivi a seconda dell'abilità lavorativa dei dipendenti pubblici, senza però scadere nel ridicolo come ha fatto l'attuale governo, che ha attuato in maniera controproducente e risibile principi di per sè positivi.

3) Razionalizzare le pensioni, ossia ridurre le "pensioni d'oro" introducendo un massimale alle pensioni, e togliendo o riducendo la pensione a chi svolge un qualche tipo di attività lavorativa pur essendo in pensione.

4) Eliminare il doppio lavoro. Chi ha due lavori obbliga un'altra persona a rimanere disoccupata, per cui quella del doppio lavoro è una piaga da eliminare immediatamente. Unica eccezione i lavori part-time o comunque non a tempo pieno, e in generale lavori che, combinati assieme, non diano un reddito adeguato; ad esempio si potrebbe stabilire un tetto di reddito di 2.000 - 2.500 € oltre il quale non è possibile avere ulteriori impieghi.

5) Lotta alla criminalità. Sembra banale, ma un'ampia quota di entrate pubbliche viene persa a causa dell'attività criminale. L'atteggiamento del governo in carica è stato ambiguo per quanto riguarda la lotta al crimine, una maggiore onestà e durezza contro la malavita permetterebbe una riduzione della spesa pubblica.

6) Riduzione delle spese militari. Le forze armate di molti paesi sono impostate per una politica di proiezione di potenza, anche in quei paesi che come l'Italia non hanno le capacità economiche o politiche per sostenere una simile strategia. L'Italia dovrebbe preoccuparsi di difendere il proprio territorio, piuttsto che mirare a espandere la propria influenza per vie militari. Le forze armate dovrebbero essere incentrate sulla difesa aerea (missili antiaerei e caccia intercettori) per contrastare eventuali attacchi aerei, e su di un sistema di istruzione militare (un modello simile a quello israeliano) per disporre di cittadini adeguatamente addestrati in caso di invasione terrestre. Ogni altra spesa militare è molto probabilmente superflua e può essere ridotta.
Inoltre le missioni italiane all'estero costituiscono una spesa ingente:  se alcune (ad esempio in Libano) possono avere un reale valore per il mantenimento della pace, altre (quella in Afghanistan) non sono altro che il contributo italiano a guerre altrui, un impegno che ci è stato imposto dai nostri "alleati" e che non risponde a nessun interesse italiano, e neppure è utile al mantenimento della pace.

7) Lotta alla delocalizzazione. La delocalizzazione delle imprese è una perdita netta per il paese, sia in termini di posti di lavoro sia di risorse. Se poi si pensa che lo stato storicamente ha sostenuto le imprese tramite incentivi o fondi, allora la perdita diviene insostenibile.
Una buona legge a proposito non dovrebbe impedire la delocalizzazione, ma piuttosto disincentivarla obbligando le imprese che decidessero di andarsene dall'Italia a restituire tutti gli aiuti pubblici ricevuti.

8) Uscita dall'euro. L'euro ha avuto almeno tre effetti devastanti sull'economia italiana.
Il primo riguarda la speculazione al momento del passaggio dalla lira all'euro. Certo non è colpa della nuova moneta, ma a causa dell'aumento ingiustificato dei prezzi (e senza che i governi reagissero) il potere d'acquisto dei cittadini è stato gravemente danneggiato.
Il secondo effetto è dato dalla forza dell'euro: la lira in quanto moneta debole era soggetta ad inflazione, ma d'altro canto il meccanismo dell'economia è tale che una moneta debole favorisce l'esportazione, e l'inflazione ha l'effetto secondario di ridurre la discoccupazione, anche se riduce temporaneamente il potere d'acquisto dei cittadini.
Il terzo effetto è che ora lo stato italiano non ha più quel potente mezzo per intervenire sull'economia che era costituito dall'avere una moneta nazionale a disposizione. Se prima era possibile svalutare la lira nel caso ve ne fosse la necessità, ora con l'euro non è più possibile, e a pagarne le conseguenze sono i cittadini.

9) Uscita dalla UE. L'Unione Europea, se all'inizio poteva essere utile all'Italia, si sta ora rivelando un padrone troppo severo,  e un ostacolo allo sviluppo del paese. Basti pensare all'ingiusta imposizione delle quote agricole, o alle richieste (ordini) inviati al governo italiano da parte della BCE.
La UE si è rivelata un fallimento, ed occorre abbandonarla. D'altro canto l'esperienza di integrazione europea, perlomeno dal punto di vista culturale, è stata positiva, e potrebbe essere continuata attraverso altre strade.

10) Stop alle privatizzazioni. I motivi sono due: in primo luogo impoveriscono lo stato-nazione di risorse, in secondo luogo sottraggono servizi al controllo statale. Se nel breve periodo privatizzare aiuta a fare cassa (elimina spese immediate e permette di incassare i soldi della vendita) nel lungo periodo impoverisce le casse statali, perchè lo stato, che prima si forniva da solo i servizi necessari, ora deve ricorrere ai privati. E il prezzo non può che essere molto più alto, poichè se lo stato può essere soddisfatto di raggiungere il pareggio di bilancio, i privati invece puntano al profitto, e non si accontentano di "fare patta". Per cui i prezzi dei servizi offerti dai privati saranno SEMPRE più alti. Inoltre (e i casi di privatizzazione dell'acqua lo confermano) non è detto che i privati forniscano servizi di qualità superiore rispetto agli enti pubblici. Se è vero che spesso  gli enti pubblici sono corrotti e forniscono servizi scadenti, anche i privati spesso lo sono (e sono sottoposti a meno controlli).

11) Razionalizzazione del sistema penale. Le carceri, oltre che scoppiare a causa dell'eccesso di detenuti, sono una spesa notevole. A tutt'oggi si preferisce infliggere pene detentive alte, che poi spesso vengono ridotte (anche tramite indulti), sistema che nega il concetto di "certezza della pena" e riduce la credibilità del sistema giudiziario. Invece sarebbe più razionale infliggere pene molto più brevi, ma che vengono scontate interamente (salvo piccole riduzioni per buona condotta); e magari introdurre sistemi di pene alternative alla detenzione. La giustizia deve mirare a correggere gli errori e a redimere i colpevoli, e raramente il carcere ottiene questi risultati, rivelandosi invece una pattumiera in cui gettare gli "elementi indesiderati". Una pattumiere costosissima, tra l'altro.

Oltre agli undici punti elencati, vi sarebbero molti altri modi più o meno efficaci per rilanciare l'economia.
Il punto centrale è però non tanto relativo ai sistemi da adottare, quanto alla volontà di fare gli interessi dell'Italia. E la nostra classe dirigente ha chiaramente dimostrato negli anni che a tutto mira, fuorchè al benessere della nazione. Per cui, se proprio dobbiamo aggiungere un dodicesimo punto...

12) cambiare classe dirigente. L'attuale è troppo legata agli interessi della finanza, della malavita, delle potenze straniere, della massoneria (e notare come spesso questi interessi coincidano tra loro) e cosituisce una minaccia per il benessere dell'Italia, per la sua indipendenza, per la sua libertà, e per la democrazia.
Con classe dirigente non intendo solo molti politici della maggioranza di governo, ma intendo anche esponenti della minoranza,  funzionari di alto livello, ufficiali delle forze armate, membri del clero.
Tutte queste persone devono essere allontanate dagli incarichi di potere se si vuole salvare il paese dalla recessione e dalla rovina politica e morale.

Un'opinione personale sulla crisi (parte 2)

Italia (segue dalla parte 1): come anticipavo la volta precedente, il sospetto che PD e PDL siano in qualche modo collegati alla P2 (o a ciò che ne deriva) è forte. Sigle a parte, basti dare un'occhiata al testo del "piano di rinascita democratica" per alimentare questi sospetti (http://it.wikisource.org/wiki/Piano_di_rinascita_democratica).
Non che un'eventuale affiliazione alla massoneria sia un segnale di asservimento ad interessi stranieri. Certo è che la classe dirigente italiana ha dimostrato di avere a cuore interessi diversi dal benessere della popolazione.

Tornando alla questione dei tagli, salta all'occhio lo speciale rapporto dell'Italia con il debito pubblico, che nel nostro paese già da parecchi anni è altissimo. Se questa storia dura da così tanto tempo, allora perchè proprio ora sorge la necessità di ripianarlo? Da quando mondo è mondo, i momenti di crisi sono i momenti peggiori per avviare manovre di risanamento dei conti pubblici. Basti vedere come durante il New Deal, il tentativo degli USA di uscire dalla crisi post-1929, si fosse cercato di rilanciare l'economia aumentando gli investimenti pubblici; ed aumentare gli investimenti pubblici significa, almeno nel breve periodo, accumulare debiti. Il New Deal a suo tempo ebbe successo poichè le opere pubbliche effettuate da un lato permisero di ridurre la disoccupazione, aumentando così il numero di consumatori, dall'altro migliorarono le infrastrutture del paese, contribuendo anche da questo lato alla ripresa economica.
Il punto chiave del New Deal era appunto un maggiore intervento dello stato nell'economia, e una ripresa economica legata alla riduzione della disoccupazione e all'aumento del denaro circolante nel paese.
La manovra proposta per l'Italia (o per meglio dire, imposta dalla BCE all'Italia) si muove esattamente nella direzione opposta: ridurre la spesa pubblica significa ridurre i servizi forniti ai cittadini, ma anche ridurre gli investimenti dello stato nell'economia. Inoltre di riflesso implica anche nuove tasse e tagli alle pensioni.
Quali sono le conseguenze immediate?

1) Perdita di posti di lavoro: tagliare il numero di dipendenti pubblici significa aumentare il numero di disoccupati. In maniera considerevole: se è vero che si pensa di tagliare di 100.000 il numero di dipendenti pubblici, si rischia però di creare un numero ben maggiore di disoccupati nel cosiddetto indotto. Ogni lavoratore è anche un consumatore, e con il suo denaro contribuisce a mantenere in vita uno stuolo di esercizi commerciali e di servizi gestiti da privati. Aumentare il numero di disoccupati significa ridurre il numero di clienti per queste attività, decretando la chiusura per molte di esse, con l'ovvia conseguenza di ulteriori licenziamenti.

2) Tagli alle pensioni: tagliare le pensioni significa grossomodo la stessa cosa che licenziare , poichè se i pensionati hanno meno soldi da spendere, allora molte attività dovranno chiudere i battenti e licenziare i propri dipendenti.

3) Tagli alla sanità: in poche parole, meno sanità pubblica significa impossibilità per tutti di curarsi gratis, con la conseguenza che molte persone saranno costrette a rivolgersi ai privati. E questo ha un effetto boomerang: se lo stato taglia sulla sanità pubblica costringe molte persone a rivolgersi ai privati; visto che molte di queste persone non possono permettersi di pagare di tasca propria la sanità privata, sarà lo stato a dover pagare per loro. In pratica, tagliando fondi alla sanità pubblica lo stato rischia di dover pagare di più, perchè deve acquistare dai privati (a caro prezzo) i servizi che prima erogava esso stesso.

Inoltre si potrebbe avere la conseguenza di un'impossibilità per molti cittadini di ricevere cure mediche, con un peggioramento netto delle loro condizioni di vita.

4) Tagli all'istruzione: meno fondi alla scuola e all'unversità pubbliche significa che molti cittadini non potranno ricevere un adeguato livello di istruzione. Le conseguenze? I più ricchi ricorreranno alla scuola privata, ma i più poveri non potranno permettersela, cosicchè si accresceranno ulteriormente le già considerevoli differenze tra minoranze privilegiate e maggioranza (sfruttata) della popolazione.
Se poi si pensa che negli ultimi anni ad una serie di tagli spaventosi alla scuola pubblica si è contrapposto un AUMENTO dei fondi pubblici alla scuola privata, allora è chiaro che l'obiettivo del governo è palesemente quello di privatizzare l'istruzione, con gravi conseguenze per la democrazia e il livello culturale del paese.
Va da sè che un livello istruttivo inferiore nuoce all'economia, perchè rallenta la crescita tecnologica e riduce il numero di esperti da inserire nei settori chiave dell'economia.

In conclusione la conseguenza della manovra di riduzione del debito può essere una sola: RECESSIONE.
Se è vero che l'economia è già in decrescita a causa della crisi del 2008, allora la perdita di altre centinaia di migliaia di posti di lavoro potrebbe dare il colpo di grazia all'economia reale del paese.

Ma perchè il governo ha intrapreso questa strada?

1) Ingerenza delle banche, guidate dalla BCE. Il mondo della grande finanza mira a costringere i paesi europei a privatizzare le proprie risorse e i propri servizi, in modo da poter acquistare le ex-proprietà statali a prezzi stracciati. Privatizzazione significa anche indebolimento economico degli stati (che hanno meno risorse su cui fare affidamento) che sono costretti a dipendere come e più di prima dai prestiti delle banche per tirare avanti.
In pratica, se un programma di riduzione del debito può, in un primo momento, alleggerire i bilanci dello stato, nel lungo periodo mina le capacità del medesimo di "fare cassa", costringendolo a ricorrere sempre più spesso ai prestiti delle grandi banche. è quello che succede di sovente a molti paesi africani: più volte costretti a ridurre i propri deficit, ed ogni volta nella necessità di contrarre debiti ancora più grandi per poter sopravvivere.
L'unica possibilità per uno stato di ridurre il deficit è di intervenire sulle "spese morte" (evasione fiscale in primis); se ciò non dovesse bastare, gli eventuali tagli potrebbero essere effettuati solo in periodi di forte crescita economica (in modo da non pesare troppo sull'economia reale). Effettuare tagli in momenti di crisi significa suicidio economico, e predisporsi a debiti ancora più massicci nel futuro.

2) Riduzione dei diritti dei cittadini: è quanto succede sempre nei momenti di  crisi (economica e non), c'è sempre qualcuno che cerca di approfittarne per ridurre i diritti dei cittadini.
Nel nostro caso, si tratta del tentativo di cancellare il diritto al lavoro e il diritto alla pensione, con l'obiettivo di rendere più deboli e più ricattabili le classi medio-basse. Certo non è questo il motivo alla base della crisi del 2011, ma potete scommettere che in molti tenteranno di approfittarne per ridurre i diritti della popolazione (vedi caso Pomigliano).

 3) Incapacità di azione autonoma, e di effettuare analisi attendibili: probabilmente non tutti nel governo lavorano per conto della BCE, ma anche le persone "oneste" (sempre che ve ne siano all'interno della classe politica italiana) hanno incapacità di agire in parte per la loro difficoltà ad effettuare analisi corrette della situazione, in parte perchè hanno le mani legate: troppi interessi cospirano contro l'interesse della nazione italiana, per cui anche chi è animato da buone intenzioni solitamente viene ostacolato al punto da dover desistere.

A breve una parte 3 con i ragionamenti conclusivi.

sabato 20 agosto 2011

Un'opinione personale sulla crisi (parte 1)

La mia opinione personale su quanto sta succedendo in Italia e nel mondo. Non pretendo di proclamare alcuna verità, semplicemente con gli scarsi dati in mio possesso sono pervenuto alle seguenti conclusioni.
Se il discorso a volte non è chiaro è perché ho preferito scrivere di getto, evitando i formalismi (e riducendo al minimo il controllo grammaticale, perdonatemi gli eventuali errori)

Crisi del 2008: la crisi del 2008 è stata probabilmente spontanea, ma senza dubbio era perfettamente prevedibile; ciononostante non è stato fatto alcunchè per evitarla. Le banche hanno causato la crisi tramite le loro speculazioni, e per giunta hanno avuto la faccia tosta di chiedere aiuto ai governi per ripianare i debiti. I governi hanno tappato le falle del sistema bancario (falle che probabilmente erano immaginarie) usando i soldi pubblici, in pratica hanno derubato i poveri per dare ai ricchi.
Tutto ciò fa ben capire che ruolo hanno gli attuali governi "democraticamente eletti": rapinare e sottomettere il popolo dietro ordine delle banche.

Crisi del 2011: l'attuale crisi è stata provocata artificialmente. Il debito pubblico esiste dall'età di Noè, e nessuno se ne è mai preoccupato troppo. Perché proprio ora le banche si preoccupano del debito? Perché è il momento giusto per portare avanti il loro progetto di privatizzazione totale degli stati-nazione.

 Stati Uniti: la storiella del debito USA mi è parsa da subito una frottola. Non che non esistesse un enorme debito pubblico statunitense, anzi la cosa si sapeva già da anni. Una politica di spese militari folli e di sprechi istituzionalizzati non può far altro che creare un pauroso deficit. Ma se il debito è così enorme da almeno 30 anni, perché proprio ora la storia della riduzione del debito salta fuori? Certo sarebbe facilissimo ridurre il debito degli Stati Uniti: basterebbe smantellare buona parte delle forze armate americane, del tutto inutili visto che ormai la Guerra Fredda è finita da più di 20 anni. Ma è ovvio che non sarà così, e verranno piuttosto ridotti i programmi di assistenza sociale. Inoltre l'amministrazione Obama ha la scusa di cancellare la riforma sanitaria, che non volevano fare ma che erano stati costretti a mandare avanti per poter mantenere la facciata di amminsitrazione attenta ai bisogni dei poveri, insomma era solo un contentino per gli elettori. Personalmente non ho mai creduto alla favola di Obama nuovo Messia, e questa ne è l'ennesima dimostrazione.
In definitiva la fandonia della riduzione del debito è solo un'altra scusa per ridurre ulteriormente i diritti civili dei cittadini americani, nel solco delle riforme antidemocratiche introdotte dopo il teatrino dell' 11 settembre 2001.

Grecia: quali sono state le soluzioni per risolvere il problema del debito greco? Le banche hanno fornito fondi allo stato greco, ma non si è certo trattato di regali, si tratta di nuovi debiti. In pratica il debito greco non solo non è calato, ma si è pure accresciuto, permettendo alle banche, con la BCE in testa, di controllare meglio l'economia e la politica del paese. Inoltre si è imposto allo stato greco di privatizzare molti settori, in pratica la Grecia è stata costretta a svendere le sue proprietà che verosimilmente stanno venendo acquistate a prezzi stracciati dalle banche e dai loro prestanome. E la politica di tagli? un modo per ridurre il controllo dello stato sul territorio, e per far fallire ogni tipo di servizio pubblico. Una volta che scuole, ospedali e altri servizi pubblici saranno ridotti alla totale inefficacia, i cittadini saranno costretti a rivolgersi agli analoghi servizi privati.
Che guardacaso saranno di proprietà delle banche e dei loro amici. In pratica l'intervento dell'Europa in Grecia mira a trasformare lo stato greco da ente al servizio dei cittadini a ente al servizio esclusivo dei grandi interessi finanziari e bancari.

Italia:  la situazione dell'Italia è piuttosto simile a quella della Grecia, solo che da noi il progetto di smantellamento dello Stato era in corso da anni. Già le precendenti manovre per l'ingresso nella "zona euro" avevano come scopo la sottomissione dell'economia italiana ai desideri della BCE; le manovre attuali ne sono la continuazione. Notare come, nonostante gli apparenti diverbi e ostilità reciproche, PD e PDL sono perfettamente concordi nel loro servilismo agli interessi stranieri, e nel loro piano di assoggettare il Paese ai diktat delle banche e della massoneria. Vi è mai saltata all'occhio la strana assonanza tra le sigle PD, PDL e P2? è solo una coincidenza? temo di no, purtroppo.


 A breve la parte 2.

For english speaking friends: after the 2nd part I'll post an english translation too.