lunedì 22 agosto 2011

Un'opinione personale sulla crisi (parte 3)

Come già detto, sono convinto che l'attuale crisi sia volutamente provocata dal mondo della grande finanza (banche in testa) per smantellare una volta per tutte il sistema degli stati-nazione.
Il mondo sta attraversando una fase di globalizzazione, nella quale le economie si fanno "liquide" e si allarga il divario tra economia reale e finanza, al punto che le due sono diventate nettamente distinte. Le regole della finanza non sono più quelle dell'economia.
Il denaro, complice anche l'introduzione dell'euro, non è più legato ad un paese o all'altro, ma ha assunto una sua dimensione autonoma. Il controllo della finanza è nelle mani di banche transnazionali, soggetti per cui il concetto di nazione (così come il concetto di diritti umani) ha perso ogni valore e significato. Esiste solo il denaro, assurto a nuova divinità, e per accumulare denaro si ricorre ad ogni tipo di azione, senza pensare alle possibili conseguenze sulla vita delle altre persone.
Chi, ad esempio, ha pensato che l'ascesa di Mario Draghi ai vertici della BCE potesse essere una buona notizia, sarà duramente smentito. Draghi non difenderà gli interessi dell'Italia solo perchè in Italia è vissuto e l'italiano è la sua lingua. Draghi è ormai al servizio del denaro, e per servirlo non si fermerà di certo di fronte ai vincoli di nazionalità. Casomai le sue origini italiane gli permetteranno di aggirare meglio le difese del popolo italiano contro i tentativi di dominazione assoluta della BCE.

Da ricordare che la BCE (Banca Centrale Europea) benchè si ponga come organo pubblico, è in realtà un ente privato, in quanto composta da partecipazioni delle banche centrali dei singoli stati europei, le quali a loro volta sono isituzioni private con solo una trascurabile partecipazione di quote pubbliche (la Banca d'Italia ad esempio è al 95% circa in mano agli isituti bancari privati).
Se si aggiunge a questo il fatto che la guida della UE non è elettiva, ma, Parlamento Europeo escluso, viene scelta tramite nomine a vario titolo, si comprende come l'Unione Europea sia ben poco democratica al suo interno, e le sue decisioni vengano prese senza che la popolazione abbia la possibilità di dire la propria opinione o di opporsi in alcun modo.

A questo punto, cosa si può fare per salvare l'Italia (e l'Europa, e ogni altro paese coinvolto in questa fase critica) dall'aggressione della grande finanza e dalla recessione?

1) Eliminare la grande evasione fiscale. L'argomento è spinoso, ed è sempre stato affrontato, a mio avviso, in maniera patetica.
Prima di tutto occorre fare un distinguo tra chi evade per ricavare profitti, e chi evade  per non fallire.
Occorrerebbe stanare i cosiddetti falsi invalidi (coloro che fingono handicap per poter ricevere pensioni), tenendo però conto che alcuni ricorrono a questi escamotage perchè non riescono a trovare un lavoro onesto.
Similmente vi sono moltissime imprese che evadono, tra esse alcune lo fanno per ottenere ricavi da capogiro, altre invece perchè non hanno altra maniera per evitare il fallimento.
Occorre essere spietati con chi evade per guadagnare di più, ma allo stesso tempo comprensivi con chi (sia chiaro, una minoranza) ha scelto l'illegalità per disperazione.
Le mosse del governo in tema di evasione fiscale sono state disgustosamente inefficaci: lo scudo fiscale è stato nient'altro che un regalo alla malavità (certo solo uno dei tanti di un governo che sembra andare a braccetto con mafie e malaffari di ogni sorta), e il caso Valentino Rossi un'umiliazione per lo Stato e per i cittadini onesti.
Condoni e sconti sono assolutamente da evitare, sia perchè costituiscono una perdita netta per le casse statali, sia perchè minano la credibilità delle istituzioni, sia perchè sono palesemente ingiusti.
Nei casi di evasione come risposta a difficoltà reali, si può pensare a  dilazionare il rimborso dovuto allo Stato, ma senza ricadere in condoni o mezzucci simili.

 2) Razionalizzare la spesa pubblica. In primo luogo, la riduzione dei compensi ai politici è moralmente necessaria, non è possibile che in un paese "democratico" la casta dirigente mantenga privilegi così gravosi e di stampo disgustosamente feudale.
A mio avviso una cifra lorda di 4.000 - 5.000 € al mese è più che sufficiente per garantire una vita più che dignitosa, per cui i compensi ai politici dovrebbero attestarsi attorno a questa cifra. Inoltre dovrebbero essere tagliate tutte le spese morte come auto blu, voli di stato, sconti e riduzioni varie. Con 5.000 € al mese ci si può permettere di tutto, senza dover chiedere l'elemosina allo stato. Inoltre ogni eletto dovrebbe essere messo nell'impossibilità di ricoprire più di un incarico, e dovrebbe essere obbligatoriamente messo in aspettativa da ogni suo lavoro extra-politico. Non è possibile che un funzionario dello Stato abbia altri incarichi al di fuori della sua carica politica, poichè costituirebbero un conflitto di interessi. Parimenti dovrebbe essere trovato un modo o per escludere gli imprenditori dall'attività politica (sempre per il conflitto di interessi, ma sarebbe una mossa forse troppo aggressiva), o meglio per sottoporre le loro proprietà ad un controllo del tipo "blind trust".
Nel contesto della razionalizzazione, bisognerebbe cercare di migliorare la "produttività" dei dipendenti pubblici, ad esempio evitando doppi incarichi e doppi stipendi, ma senza ricorrere a licenziamenti di massa che possono avere gravi ripercussioni sull'economia. Per assurdo, da un punto di vista economico è meglio avere un "parassita" in più a carico dello stato, che un discoccupato di più. Perlomeno il parassita ha uno stipendio e partecipa all'economia, il disoccupato invece è un peso morto sotto tutti gli aspetti. La cosa migliore sarebbe ridurre sia la disoccupazione sia il "parassitismo", ad esempio introducendo incentivi e disincentivi a seconda dell'abilità lavorativa dei dipendenti pubblici, senza però scadere nel ridicolo come ha fatto l'attuale governo, che ha attuato in maniera controproducente e risibile principi di per sè positivi.

3) Razionalizzare le pensioni, ossia ridurre le "pensioni d'oro" introducendo un massimale alle pensioni, e togliendo o riducendo la pensione a chi svolge un qualche tipo di attività lavorativa pur essendo in pensione.

4) Eliminare il doppio lavoro. Chi ha due lavori obbliga un'altra persona a rimanere disoccupata, per cui quella del doppio lavoro è una piaga da eliminare immediatamente. Unica eccezione i lavori part-time o comunque non a tempo pieno, e in generale lavori che, combinati assieme, non diano un reddito adeguato; ad esempio si potrebbe stabilire un tetto di reddito di 2.000 - 2.500 € oltre il quale non è possibile avere ulteriori impieghi.

5) Lotta alla criminalità. Sembra banale, ma un'ampia quota di entrate pubbliche viene persa a causa dell'attività criminale. L'atteggiamento del governo in carica è stato ambiguo per quanto riguarda la lotta al crimine, una maggiore onestà e durezza contro la malavita permetterebbe una riduzione della spesa pubblica.

6) Riduzione delle spese militari. Le forze armate di molti paesi sono impostate per una politica di proiezione di potenza, anche in quei paesi che come l'Italia non hanno le capacità economiche o politiche per sostenere una simile strategia. L'Italia dovrebbe preoccuparsi di difendere il proprio territorio, piuttsto che mirare a espandere la propria influenza per vie militari. Le forze armate dovrebbero essere incentrate sulla difesa aerea (missili antiaerei e caccia intercettori) per contrastare eventuali attacchi aerei, e su di un sistema di istruzione militare (un modello simile a quello israeliano) per disporre di cittadini adeguatamente addestrati in caso di invasione terrestre. Ogni altra spesa militare è molto probabilmente superflua e può essere ridotta.
Inoltre le missioni italiane all'estero costituiscono una spesa ingente:  se alcune (ad esempio in Libano) possono avere un reale valore per il mantenimento della pace, altre (quella in Afghanistan) non sono altro che il contributo italiano a guerre altrui, un impegno che ci è stato imposto dai nostri "alleati" e che non risponde a nessun interesse italiano, e neppure è utile al mantenimento della pace.

7) Lotta alla delocalizzazione. La delocalizzazione delle imprese è una perdita netta per il paese, sia in termini di posti di lavoro sia di risorse. Se poi si pensa che lo stato storicamente ha sostenuto le imprese tramite incentivi o fondi, allora la perdita diviene insostenibile.
Una buona legge a proposito non dovrebbe impedire la delocalizzazione, ma piuttosto disincentivarla obbligando le imprese che decidessero di andarsene dall'Italia a restituire tutti gli aiuti pubblici ricevuti.

8) Uscita dall'euro. L'euro ha avuto almeno tre effetti devastanti sull'economia italiana.
Il primo riguarda la speculazione al momento del passaggio dalla lira all'euro. Certo non è colpa della nuova moneta, ma a causa dell'aumento ingiustificato dei prezzi (e senza che i governi reagissero) il potere d'acquisto dei cittadini è stato gravemente danneggiato.
Il secondo effetto è dato dalla forza dell'euro: la lira in quanto moneta debole era soggetta ad inflazione, ma d'altro canto il meccanismo dell'economia è tale che una moneta debole favorisce l'esportazione, e l'inflazione ha l'effetto secondario di ridurre la discoccupazione, anche se riduce temporaneamente il potere d'acquisto dei cittadini.
Il terzo effetto è che ora lo stato italiano non ha più quel potente mezzo per intervenire sull'economia che era costituito dall'avere una moneta nazionale a disposizione. Se prima era possibile svalutare la lira nel caso ve ne fosse la necessità, ora con l'euro non è più possibile, e a pagarne le conseguenze sono i cittadini.

9) Uscita dalla UE. L'Unione Europea, se all'inizio poteva essere utile all'Italia, si sta ora rivelando un padrone troppo severo,  e un ostacolo allo sviluppo del paese. Basti pensare all'ingiusta imposizione delle quote agricole, o alle richieste (ordini) inviati al governo italiano da parte della BCE.
La UE si è rivelata un fallimento, ed occorre abbandonarla. D'altro canto l'esperienza di integrazione europea, perlomeno dal punto di vista culturale, è stata positiva, e potrebbe essere continuata attraverso altre strade.

10) Stop alle privatizzazioni. I motivi sono due: in primo luogo impoveriscono lo stato-nazione di risorse, in secondo luogo sottraggono servizi al controllo statale. Se nel breve periodo privatizzare aiuta a fare cassa (elimina spese immediate e permette di incassare i soldi della vendita) nel lungo periodo impoverisce le casse statali, perchè lo stato, che prima si forniva da solo i servizi necessari, ora deve ricorrere ai privati. E il prezzo non può che essere molto più alto, poichè se lo stato può essere soddisfatto di raggiungere il pareggio di bilancio, i privati invece puntano al profitto, e non si accontentano di "fare patta". Per cui i prezzi dei servizi offerti dai privati saranno SEMPRE più alti. Inoltre (e i casi di privatizzazione dell'acqua lo confermano) non è detto che i privati forniscano servizi di qualità superiore rispetto agli enti pubblici. Se è vero che spesso  gli enti pubblici sono corrotti e forniscono servizi scadenti, anche i privati spesso lo sono (e sono sottoposti a meno controlli).

11) Razionalizzazione del sistema penale. Le carceri, oltre che scoppiare a causa dell'eccesso di detenuti, sono una spesa notevole. A tutt'oggi si preferisce infliggere pene detentive alte, che poi spesso vengono ridotte (anche tramite indulti), sistema che nega il concetto di "certezza della pena" e riduce la credibilità del sistema giudiziario. Invece sarebbe più razionale infliggere pene molto più brevi, ma che vengono scontate interamente (salvo piccole riduzioni per buona condotta); e magari introdurre sistemi di pene alternative alla detenzione. La giustizia deve mirare a correggere gli errori e a redimere i colpevoli, e raramente il carcere ottiene questi risultati, rivelandosi invece una pattumiera in cui gettare gli "elementi indesiderati". Una pattumiere costosissima, tra l'altro.

Oltre agli undici punti elencati, vi sarebbero molti altri modi più o meno efficaci per rilanciare l'economia.
Il punto centrale è però non tanto relativo ai sistemi da adottare, quanto alla volontà di fare gli interessi dell'Italia. E la nostra classe dirigente ha chiaramente dimostrato negli anni che a tutto mira, fuorchè al benessere della nazione. Per cui, se proprio dobbiamo aggiungere un dodicesimo punto...

12) cambiare classe dirigente. L'attuale è troppo legata agli interessi della finanza, della malavita, delle potenze straniere, della massoneria (e notare come spesso questi interessi coincidano tra loro) e cosituisce una minaccia per il benessere dell'Italia, per la sua indipendenza, per la sua libertà, e per la democrazia.
Con classe dirigente non intendo solo molti politici della maggioranza di governo, ma intendo anche esponenti della minoranza,  funzionari di alto livello, ufficiali delle forze armate, membri del clero.
Tutte queste persone devono essere allontanate dagli incarichi di potere se si vuole salvare il paese dalla recessione e dalla rovina politica e morale.

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