lunedì 22 agosto 2011

Un'opinione personale sulla crisi (parte 2)

Italia (segue dalla parte 1): come anticipavo la volta precedente, il sospetto che PD e PDL siano in qualche modo collegati alla P2 (o a ciò che ne deriva) è forte. Sigle a parte, basti dare un'occhiata al testo del "piano di rinascita democratica" per alimentare questi sospetti (http://it.wikisource.org/wiki/Piano_di_rinascita_democratica).
Non che un'eventuale affiliazione alla massoneria sia un segnale di asservimento ad interessi stranieri. Certo è che la classe dirigente italiana ha dimostrato di avere a cuore interessi diversi dal benessere della popolazione.

Tornando alla questione dei tagli, salta all'occhio lo speciale rapporto dell'Italia con il debito pubblico, che nel nostro paese già da parecchi anni è altissimo. Se questa storia dura da così tanto tempo, allora perchè proprio ora sorge la necessità di ripianarlo? Da quando mondo è mondo, i momenti di crisi sono i momenti peggiori per avviare manovre di risanamento dei conti pubblici. Basti vedere come durante il New Deal, il tentativo degli USA di uscire dalla crisi post-1929, si fosse cercato di rilanciare l'economia aumentando gli investimenti pubblici; ed aumentare gli investimenti pubblici significa, almeno nel breve periodo, accumulare debiti. Il New Deal a suo tempo ebbe successo poichè le opere pubbliche effettuate da un lato permisero di ridurre la disoccupazione, aumentando così il numero di consumatori, dall'altro migliorarono le infrastrutture del paese, contribuendo anche da questo lato alla ripresa economica.
Il punto chiave del New Deal era appunto un maggiore intervento dello stato nell'economia, e una ripresa economica legata alla riduzione della disoccupazione e all'aumento del denaro circolante nel paese.
La manovra proposta per l'Italia (o per meglio dire, imposta dalla BCE all'Italia) si muove esattamente nella direzione opposta: ridurre la spesa pubblica significa ridurre i servizi forniti ai cittadini, ma anche ridurre gli investimenti dello stato nell'economia. Inoltre di riflesso implica anche nuove tasse e tagli alle pensioni.
Quali sono le conseguenze immediate?

1) Perdita di posti di lavoro: tagliare il numero di dipendenti pubblici significa aumentare il numero di disoccupati. In maniera considerevole: se è vero che si pensa di tagliare di 100.000 il numero di dipendenti pubblici, si rischia però di creare un numero ben maggiore di disoccupati nel cosiddetto indotto. Ogni lavoratore è anche un consumatore, e con il suo denaro contribuisce a mantenere in vita uno stuolo di esercizi commerciali e di servizi gestiti da privati. Aumentare il numero di disoccupati significa ridurre il numero di clienti per queste attività, decretando la chiusura per molte di esse, con l'ovvia conseguenza di ulteriori licenziamenti.

2) Tagli alle pensioni: tagliare le pensioni significa grossomodo la stessa cosa che licenziare , poichè se i pensionati hanno meno soldi da spendere, allora molte attività dovranno chiudere i battenti e licenziare i propri dipendenti.

3) Tagli alla sanità: in poche parole, meno sanità pubblica significa impossibilità per tutti di curarsi gratis, con la conseguenza che molte persone saranno costrette a rivolgersi ai privati. E questo ha un effetto boomerang: se lo stato taglia sulla sanità pubblica costringe molte persone a rivolgersi ai privati; visto che molte di queste persone non possono permettersi di pagare di tasca propria la sanità privata, sarà lo stato a dover pagare per loro. In pratica, tagliando fondi alla sanità pubblica lo stato rischia di dover pagare di più, perchè deve acquistare dai privati (a caro prezzo) i servizi che prima erogava esso stesso.

Inoltre si potrebbe avere la conseguenza di un'impossibilità per molti cittadini di ricevere cure mediche, con un peggioramento netto delle loro condizioni di vita.

4) Tagli all'istruzione: meno fondi alla scuola e all'unversità pubbliche significa che molti cittadini non potranno ricevere un adeguato livello di istruzione. Le conseguenze? I più ricchi ricorreranno alla scuola privata, ma i più poveri non potranno permettersela, cosicchè si accresceranno ulteriormente le già considerevoli differenze tra minoranze privilegiate e maggioranza (sfruttata) della popolazione.
Se poi si pensa che negli ultimi anni ad una serie di tagli spaventosi alla scuola pubblica si è contrapposto un AUMENTO dei fondi pubblici alla scuola privata, allora è chiaro che l'obiettivo del governo è palesemente quello di privatizzare l'istruzione, con gravi conseguenze per la democrazia e il livello culturale del paese.
Va da sè che un livello istruttivo inferiore nuoce all'economia, perchè rallenta la crescita tecnologica e riduce il numero di esperti da inserire nei settori chiave dell'economia.

In conclusione la conseguenza della manovra di riduzione del debito può essere una sola: RECESSIONE.
Se è vero che l'economia è già in decrescita a causa della crisi del 2008, allora la perdita di altre centinaia di migliaia di posti di lavoro potrebbe dare il colpo di grazia all'economia reale del paese.

Ma perchè il governo ha intrapreso questa strada?

1) Ingerenza delle banche, guidate dalla BCE. Il mondo della grande finanza mira a costringere i paesi europei a privatizzare le proprie risorse e i propri servizi, in modo da poter acquistare le ex-proprietà statali a prezzi stracciati. Privatizzazione significa anche indebolimento economico degli stati (che hanno meno risorse su cui fare affidamento) che sono costretti a dipendere come e più di prima dai prestiti delle banche per tirare avanti.
In pratica, se un programma di riduzione del debito può, in un primo momento, alleggerire i bilanci dello stato, nel lungo periodo mina le capacità del medesimo di "fare cassa", costringendolo a ricorrere sempre più spesso ai prestiti delle grandi banche. è quello che succede di sovente a molti paesi africani: più volte costretti a ridurre i propri deficit, ed ogni volta nella necessità di contrarre debiti ancora più grandi per poter sopravvivere.
L'unica possibilità per uno stato di ridurre il deficit è di intervenire sulle "spese morte" (evasione fiscale in primis); se ciò non dovesse bastare, gli eventuali tagli potrebbero essere effettuati solo in periodi di forte crescita economica (in modo da non pesare troppo sull'economia reale). Effettuare tagli in momenti di crisi significa suicidio economico, e predisporsi a debiti ancora più massicci nel futuro.

2) Riduzione dei diritti dei cittadini: è quanto succede sempre nei momenti di  crisi (economica e non), c'è sempre qualcuno che cerca di approfittarne per ridurre i diritti dei cittadini.
Nel nostro caso, si tratta del tentativo di cancellare il diritto al lavoro e il diritto alla pensione, con l'obiettivo di rendere più deboli e più ricattabili le classi medio-basse. Certo non è questo il motivo alla base della crisi del 2011, ma potete scommettere che in molti tenteranno di approfittarne per ridurre i diritti della popolazione (vedi caso Pomigliano).

 3) Incapacità di azione autonoma, e di effettuare analisi attendibili: probabilmente non tutti nel governo lavorano per conto della BCE, ma anche le persone "oneste" (sempre che ve ne siano all'interno della classe politica italiana) hanno incapacità di agire in parte per la loro difficoltà ad effettuare analisi corrette della situazione, in parte perchè hanno le mani legate: troppi interessi cospirano contro l'interesse della nazione italiana, per cui anche chi è animato da buone intenzioni solitamente viene ostacolato al punto da dover desistere.

A breve una parte 3 con i ragionamenti conclusivi.

Nessun commento:

Posta un commento